SummIT 2016

La via italiana all’innovazione nell’industria

 

Se foste passati nei pressi di Brescia mercoledì 23 Novembre, ed in particolare vi foste avvicinati alla sede del Musil (Museo dell’ Industria e del lavoro di Brescia, primo museo italiano dedicato all’industrializzazione) avreste senza dubbio percepito un’aria frizzante e carica di energia.

Energia che ha accompagnato l’ intensa giornata di scambi di idee e dibattiti della settima edizione del SummIT 2016 – La via italiana all’innovazione nell’industria, il congresso annuale organizzato dall’Associazione Industriale Bresciana che ha affrontato in maniera brillante e costruttiva il grande tema della cultura dell’ innovazione nell’ impresa manufatturiera e della tecnologia al servizio delle persone e della loro creatività.

La giornata

Alcuni numeri: 4 ore di conferenza, 2 tavole rotonde, 10 illustri relatori, 3 startup, oltre 250 spettatori provenienti dal mondo manufatturiero e dell’ industria lombarda, caffè e prosecco a volontà.
Numeri importanti a testimonianza dell’interesse per un tema, quello dell’ Industry 4.0, forse non ancora completamente assimilato dagli addetti ai lavori, tuttora in cerca di risposte, cui le istituzioni, le associazioni e la politica devono portare attivamente il loro contributo, come avvenuto durante il SummIT2016.
La volontà di dare risposte concrete ha trovato testimonianza nell’aver ospitato tre startup innovative: Ynnova, Almadom.us e MIPU, emblema di ciò che significa realmente “innovare” sul campo, portare la digitalizzazione nelle imprese.
Moderatore d’eccellenza, Antonio Calabrò ha saputo guidare e sostenere, con interventi mirati e taglienti, un dibattito brillante, scevro da qualsiasi tipo di mera retorica.

Temi trattati ed argomenti dibattuti

Cosa ci ha lasciato la settima edizione del SummIT2016?
Senza dubbio molti spunti di riflessione, nuove consapevolezze e la voglia continuare ad percorrere la via dell’ innovazione, oggi ancor più di ieri.
Vediamo in sintesi quanto è emerso durante la giornata.
Industry 4.0, quarta rivoluzione industriale, rivoluzione digitale sono le buzzword del momento, ma procedendo ad un’analisi più approfondita ci rendiamo conto che si tratta innanzitutto di una rivoluzione culturale che modifica e plasma necessariamente tutte le relazioni, a partire da quelle tra aziende e stakeholder, sino a quelle tra uomo e macchina.
In Italia, il 15,4% del PIL viene generato dall’industria manufatturiera, che vede in questi numeri una riconferma della propria importanza e del ruolo centrale che svolge per l’economia del paese.
Economia che per continuare ad esistere ed avere un peso sempre maggiore nello scacchiere internazionale deve necessariamente ed imprescindibilmente fare propria questa “quarta rivoluzione industriale”, pena l’essere tagliati fuori dai mercati internazionali.
“Farla propria” significa modellarla sul sistema produttivo italiano, caratterizzato da una grande frammentazione, da un elevato grado di imprenditorialità e da una struttura dimensionale dominata dalla forte prevalenza di PMI.
Fare della peculiarità e specificità del sistema italiano una forza è possibile, e la parola chiave utilizzata è stata “competitività” nell’accezione propria del significato etimologico del termine: dal latino “cum”, insieme, “petere”, andare verso.
Ed ecco che competitività significa dirigersi insieme verso uno stesso punto, un medesimo obiettivo.
Bisogna farsi tessuto e muoversi insieme.
Stefano Scaglia, Presidente AFIL (Associazione Fabbrica Intelligente Lombardia) perfettamente in linea con questa visione, ha affermato che la Lombardia crede fortemente nei cluster, e nell’ inestimabile valore aggiunto rappresentato dalla condivisione.
Conferma Alfredo Belsito, Direttore Generale Engineering Ingegneria Informatica: “è fondamentale che esista una solida rete di imprese, partner e fornitori per rendere accessibile Industry 4.0 anche alle PMI”
E rimanendo in tema di specificità delle imprese italiane, dobbiamo mettere in luce la capacità unica delle nostre aziende, di dare al cliente ciò che vuole, il “tailor made made in Italy” che è da sempre punto di forza e motivo di orgoglio, globalmente riconosciuto.
Per crescere, bisogna continuare a fare ciò che sappiamo fare meglio: personalizzare il prodotto.
Interviene a riguardo Angelo Baronchelli, presidente del settore Meccanica di AIB – AD Ab Impianti, condividendo quello che da sempre è il suo motto, il precetto a guida del suo modus operandi: “Dobbiamo dare non 100 al cliente, che è solo sufficiente, ma 101, e questo crea una magia, e non sei più solo un fornitore.”
Ma qual è il maggior driver di innovazione che abbiamo nelle nostre aziende?
La risposta condivisa, senza colpi di scena eclatanti, è anche la più semplice e la più evidente: sono le persone, le risorse umane, inestimabile patrimonio di ogni azienda.
Il Professor Marco Taisch, Professore ordinario del Politecnico di Milano – Manufacturing Group, porta come evidenza un’ analisi marchiata Deloitte: 500 CEO presi in esame hanno affermato che il fattore chiave per l’innovazione in un’azienda è rappresentato dal personale.
Personale qualificato ed in grado di portare idee e tecnologie, di essere motore che spinge al raggiungimento di un futuro di cui già si parla e che si intravede all’orizzonte.
Ed ecco immediatamente evidente il ruolo centrale svolto dagli istituti di formazione e dalle università emergere in tutta la sua chiarezza.
L’università ha trovato rappresentanza in questa giornata nelle figure di Marco Taish e Maurizio Tira, rettore dell’ Università degli Studi di Brescia, che invoca la priorità di finanziamento alla ricerca, e sottolinea l’importanza che le esigenze dei poli universitari, fucina dalla quale usciranno gli imprenditori, gli innovatori, ed i soggetti tutti che guideranno l’Italia domani, vengano ascoltate ed accolte dal governo.
Ed ecco che l’accento viene nuovamente posto sulla criticità della collaborazione tra le parti, tutte, che formano la nostra società, ognuna fondamentale e complementare alle altre, perchè il fine, lo ripeto, è comune.
La politica, nella persona di Stefano Firpo, Direttore Generale per la politica industriale, la competitività e le PMI MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) ha voluto esserci in questa giornata, per ribadire l’impegno preso e che sta portando avanti nei confronti delle industrie italiane.
Si è parlato a lungo del Piano Nazionale Industria 4.0 presentato dal ministro Calenda il 21 settembre 2016: un piano che offre supporto reale e concreto alle imprese che sapranno utilizzarlo tramite gli strumenti a disposizione.
Un piano che prevede aiuti economici e che coinvolge tutti i territori, per rimetterci al passo dei nostri concorrenti, e soprattutto per creare le condizioni affinchè tutte le imprese siano in grado di entrare in questa nuova fase storica e nessuna venga lasciata indietro.
Grande assente in questa giornata, il mondo bancario non ha portato la propria testimonianza.
Le banche, collante tra gli interventi di politica industriale e le aziende sul territorio, sono chiamate ad intervenire in merito al loro ruolo, da sempre centrale in particolare per quanto riguarda il sostegno a chi vuole fare innovazione. Ruolo che sta evolvendo e non è più limitato all’erogazione di fondi. Attendiamo pertanto con ansia il Summit2017 per poter continuare la discussione ed aggiungere questo tassello mancante al mosaico di un’ Italia che vuole crescere ed innovare.

Spazio agli Innovatori

Parlerò ora dell’esperienza al SummIT2016 di Ynnova che, insieme alle startup MIPU e almadom.us, è stata invitata a portare la propria testimonianza di azienda ad alto contenuto innovativo ed a raccontare la propria interpretazione della via all’innovazione nell’ industria.
Lorenzo Melato, CEO e Fondatore di Ynnova, è salito sul palco insieme ai suoi colleghi, al termine delle due tavole rotonde e delle presentazioni dei relatori, ed ha avuto così la possibilità di riallacciarsi a quanto detto e di dare delle risposte concrete alle problematiche emerse in precedenza.
Noi di Ynnova abbiamo sempre creduto nell’altissimo potenziale del nostro prodotto, (nome in codice IOT+), finalizzato ad aiutare il cliente nella gestione quotidiana delle proprie macchine e dei propri impianti industriali, grazie ad un ecosistema di servizi di ingegneria e strumenti altamente integrati forniti in modalità SaaS per la semplificazione della progettazione e della programmazione in house di applicazioni IoT industriali.
Mercoledì scorso abbiamo ascoltato relatori eminenti sollevare una serie di problematiche quanto mai attuali, per le quali devono essere proposte delle valide soluzioni da portarenelle aziendein tempi stretti.
Ascoltare attentamente e rendersi conto che il proprio prodotto è la soluzione che si sta cercando, senza dubbio rende orgogliosi ed aumenta ulteriormente il desiderio di portare avanti il proprio progetto imprenditoriale che tanto sembra essere attuale ed indovinato.
Lorenzo è stato in grado di elencare ad una ad una le “issue” sollevate dai relatori, ed accennare (dato il poco tempo a disposizione) alle soluzioni già esistenti che IOT+ offre.
Rimanendo il linea con lo spirito del SummIT2016, cercherò di essere provocatoria in questo post, e porrò una domanda molto diretta alla quale non ho ancora saputo trovare una risposta soddisfacente.
Dall’inizio della mia collaborazione con Ynnova ho assistito a diversi dibattiti sul tema Industry 4.0 e digitalizzazione dell’impresa ed ho partecipato a numerosi congressi.
Il messaggio che passa è forte e chiaro: serve integrazione, servono algoritmi, servono modalità di controllo remoto, strumenti per la gestione della catena del valore del service e quant’altro.
Ynnova è in possesso di uno strumento in grado di dare ciò che viene chiesto.
Ynnova ha fatto ricorso alla finanza agevolata ed a diversi strumenti offerti dal governo a sostegno delle startup. Grazie alla capacità di fare ricorso a queste opportunità, all’impegno ed alla dedizione dei soci e fondatori, al lavoro di professionisti con più di dieci anni di esperienza alle spalle in ruoli manageriali in importanti aziende, è riuscita a far crescere di anno in anno l’azienda in maniera organica.
Ad oggi Ynnova deve fare quel salto di qualità che la porti ad espandersi ed a far crescere i numeri per entrare a pieno regime nelle aziende e venire riconosciuta in tutto il suo potenziale.
La domanda provocatoria che voglio porre è la seguente: se Ynnova è una valida via italiana all’innovazione nell’industria, esiste una strada efficace per far sentire la propria voce alle aziende (ed in particolare alle grandi aziende) che non sia quella di passare attraverso “interlocutori preferenziali”?
Come mai una stessa presentazione acquisisce valore e credibilità solo quando passa attraverso certi canali?
La mia provocazione si vuole concludere con una considerazione: se è vero che essere troppo “tecnici” è penalizzante, forse è altrettanto vero che essere troppo “politici” può portare ad una situazione di stallo dalla quale potrebbe essere poi difficile trovare una via d’uscita.
La mia personale interpretazione della via italiana all’innovazione nell’ industria è la seguente: l’Italia delle imprese c’è e va sostenuta, l’ Italia che innova c’è e va sostenuta, il passo da fare ora è riuscire a superare quell’ostacolo che ancora esiste, al fine di far incontrare questi interessi, lasciando da parte i meccanismi troppo politici e scendendo sul campo in maniera dinamica, veloce ed efficace.

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